martedì 24 settembre 2013

A PAURA E' CATTIVA CONSIGLIERA

A PAURA E' CATTIVA CONSIGLIERA

Il 95% delle malattie sono malattie del metabolismo, malattie tossiche, malattie attraverso le quali il corpo cerca di scaricare fuori di sé gli accumuli di materia tossica che lo stanno impregnando ed appesantendo.

Con un digiuno, un semidigiuno, o anche un cambio dieta verso il crudo, scateniamo pure una accelerazione ai sistemi detossificanti del corpo, per cui i fenomeni espulsivi risultano intensificati.

Fenomeni espulsivi che i medici chiamano malattie, e gli igienisti invece benettie, ovvero processi rimediali condotti dai nostri meccanismi deputati al riequilibrio e all'auto-guarigione.

In queste circostanze, la cosa più sensata da farsi è dare al corpo la possibilità di completare al meglio il suo percorso, praticando coerentemente la non-cura del sintomo, e quindi l'esatto contrario di quanto fa la medicina.

Riposo e movimento in saggia alternanza, e soprattutto alimentazione leggera, con intenso e regolare apporto di acqua biologica lontano dai pasti.
O anche un semidigiuno (centrifugato di tuberi, sedani, ananas, più pizzico d'aglio e cipolla, più tarassaco).

A quel punto, di fronte al muco, al sangue, al prurito, all'eruzione uno si spaventa e si lascia prendere dal panico. Interpella il medico.
Cos'è e cosa non è. Il medico è tutto fuorché un mago o un preveggente.
Come i sacerdoti usano l'acqua santa per le benedizioni, così i medici usano l'antibiotico.

L'antibiotico procura danni micidiali? Va a sovvertire la flora batterica mandando in sofferenza prolungata e grave l'organismo del paziente? E chi se ne frega. Quelli sono affari suoi. L'importante è far piazza pulita.

La gente continua a non capire l’importanza e l’utilità delle crisi eliminative, fatte di dolori e di fastidi di breve periodo, di febbri e influenze purificative, che servono però a scaricare tossine, a disintossicare l’organismo, a disinnescare processi patologici ben peggiori e a garantirgli una strada equilibrata nei mesi e negli anni a venire.

Valdo Vaccaro 

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